Fin dagli anni '80 si applicano concetti agronomici innovativi basati sulla rotazione tra colture, con l'obiettivo di mantenere alta la fertilià e la struttura dei terreni e di suddividere i rischi del mercato, alti se si puntasse sulla monocultura.

Alcune tra le pratiche conservative utilizzate sono: la sostituzione della tradizionale aratura con la minima lavorazione e il sodo e la concimazione localizzata sulla fila, abbianata alle operazioni di semina, che porta un minor impiego di concimi e l'uso di prodotti in grado di fissare direttamente l'azoto atmosferico. Grande attenzione viene posta anche nella gestione dei residui colturali in campo.

Dal 2011 si aderisce alla misura 214 del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lombardia che prevede incentivi per le aziende che s'impegnano per almeno 5 anni ad applicare le lavorazioni conservative.